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Il Parco Naturale Taburno-Camposauro


...materiale gentilmente offerto da Antonio Rapuano www.Cacciano.it

Il parco del Taburno-Campoauro sorge completamente nella provincia di Benevento: e’ costituito da due blocchi che formano un semicerchio separati dalla depressione tettonica della Piana di Prata; la conformazione del massiccio è calcarea di età mesozoica.

L'origine dei blocchi è dovuta alla compressione e al sollevamento delle formazioni le quali hanno dato origine alla catena alpina e appenninica che 200 milioni di anni fa erano sommerse dal mare; ciò è rilevato un po’ dappertutto nel Parco da resti fossiliferi e visibile anche nei marmi estratti dal massiccio.

Alla base dello stesso sono presenti argille, arenarie e numerosi massi calcarei; sui versanti meridionali si trovano anche brecce costituite dai detriti di falda, abbondanti per la proprietà della roccia calcarea di essere facilmente fratturabile; altro materiale si presenta sotto forma di tufo partecipando largamente alla formazione del terreno. Il massiccio e’ isolato e separato dal Matese (dal fiume Calore con la Valle Telesina) e dal Partenio (dalla valle Caudina), culmina nel Monte Taburno (1393 m), Monte Camposauro (1390 m ) e Monte Pentime (1170 m). Il carsismo ha prodotto il Campo di Cepino, il Campo di Trelleca, il Campo di Camposauro. Il profilo del massiccio visto dalla piana di Benevento ricorda quello di una donna sdraiata di lato da qui l’appellativo di “Dormiente del Sannio”.

Il territorio ha una superficie di 15mila ettari circa ripartito in 20 comuni tra i quali alcuni di essi si sono uniti a formare la Comunità Montana del Taburno. Il territorio si differenzia dal punto di vista orografico e della fauna le quali dipendono anche dalla presenza di venti dominanti: difatti i versanti verso nord, più esposti, risultano spogli con pareti ripide e profondi canaloni, i versanti verso sud, invece, digradano dolcemente con una vegetazione molto fitta; infine, ad est il monte digrada con una serie di colline fino alla piana di Benevento.

Ci sono numerose sorgenti tra le quali la più famosa è quella di Fizzo che alimenta l’acquedotto Carolino fino al Parco Reale di Caserta. Non vi sono fiumi rilevanti ma solo torrenti come lo Ienga e lo Ierino a est e l'Isclero a ovest, mentre il massiccio è lambito a nord dal fiume Calore: ciò determina un ecosistema non molto ricco ma certamente presentante la più rilevante varietà di specie nella provincia di Benevento. Da citare anche le altre sorgenti, molte facilmente raggiungibili in auto e a piedi: Sorgente Sambuco, Sorgente Abbazia (presso la Piana di Prata, fontana Pisciarello, fontana Cese, fontana Tre Barili, fontana Quadrello, fontana Curti.

flora.jpgLa vegetazione si presenta con sfumature e colori che caratterizzano la bellezza dei boschi e sotto-boschi e che variano a seconda dell’altitudine: via via che si sale dalle zone collinari con campi coltivati e rupi, seguono poi uliveti che prima convivono poi seguono alla rovella e cedui con elementi che non superano i 4 e 5 metri; infine tra i 600 e i 700 metri per una maggiore umidità si presenta una vegetazione più ricca fatte di frassino, ornello carpino ed acero e la stessa rovella. Da notare una cerreta nella piana di Prata. Fino agli 800 metri si trovano cedui di castagno, il leccio accantonato nelle balze calcaree fino all’altitudine di 1100 metri, sopra i 900 metri domina incontrastato il faggio con tronchi dritti e maestosi sia sul Camposauro che sul Taburno; su quest’ultimo va a costituire la foresta demaniale insieme agli abeti bianchi introdotti dai Borbone. L’abetaia si estende per 614 ettari, oggi in regresso a vantaggio del faggio a causa dell’attacco degli insetti e dei funghi: questa, istituita per volere di Carlo III per impedire tagli che nuocessero alla portata della sorgente del Fizzo, fu posta sotto sorveglianza e destinata a deposito di cavalli per l’esercito; vi fu vietato sia il taglio sia il pascolo e tutt’oggi vi è vietato il pascolo e l’accesso. Le faggete sul Camposauro sono invece di proprietà comunale; in questa zona si trova la maggior parte delle aghifoglie presenti anche alla base del massiccio nella costa di Cesterna che sovrasta il paese di Cautano. Sul Camposauro è anche presente un folto bosco di castagno e sul versante nord un bosco di betulle le quali si possono riconoscere dal tronco bianco-argenteo e dai rami penduli. Numerosi sono quindi i boschi presenti nel territorio comunale: Rosati, Izzi, Tuoro Cornacchia, Piana del Sorvo, Costa dell’Ombe, Cerrete, Costa Faito, Serrone Curti, Monte S.Vito, S. Rocco, Asciello e pietra con l’Acqua.

La situazione attuale della fauna del massiccio è poco nota ma è molto varia: grazie all’istituzione di zone protette si è visto un ripopolamento di specie una volta in diminuzione per l’elevata pressione antropica; a metà anni '80 è stata rinvenuta una carcassa di lupo adulto e negli anni '90 quella di un cucciolo.  La fauna annovera quindi presenze interessanti, sembrano in buona salute le popolazioni di anfibi e rettili, tra cui l’Ulone dal ventre giallo (Bombina Variegata), il Biacco ( col uber Viridiflavus) ed il Saettone o Columbro d’Esculapio (Elaphe longissima). Discreta la componente avifaunistica ricca di Falchi pecchiaioli (Pernis aviporus), Pellegrini (Falco peregrinus), Nibbi reali (Milvus milvus), il corvo imperiale (Corvus corax). Fra gli uccelli più comuni la Cinciallegra (Parus major), il Pettirosso ( Erithacus rubecula), la Ghiandaia (Garrulus glandarius), il Picchio muratore (Sitta europaea), vari sono anche gli uccelli notturni: l’ Assiolo (Otus scopus), il Gufo (asio otus), la Civetta (Athene noctua), il Barbagianni (Tyto alba). Allo sguardo attento di chi passeggia tra le montagne del nostro paese si presentano varie specie di animali tra cui il Cinghiale (Sus scrofa), la Volpe (Vulpes vulpes), il Riccio (Erinauces europaeus) e la Talpa (Talpa).

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